Intuitive eating o alimentazione intuitiva

Nel mio ultimo post ti avevo parlato dei metodi alternativi alle classiche diete, illustrandoti in maniera generale cosa fosse il metodo non prescrittivo.
Qui invece ti illustrerò brevemente un particolare tipo di approccio non prescrittivo, di cui probabilmente hai già sentito parlare: l'alimentazione intuitiva.

Che cos'è l'alimentazione intuitiva

L'alimentazione intuitiva è un processo mentale e corporeo (bada bene: non è una dieta!) secondo cui l'intuito corporeo deve tornare protagonista del comportamento alimentare.
La base scientifica su cui si fonda è la perfetta autoregolazione corporea, con cui tutti nasciamo, ma che col tempo perdiamo, andando ad alterare l'equilibrio alimentare.
Quindi la strada per ripristinare l'equilibrio è, secondo l'alimentazione intuitiva, l'ascolto del corpo con i suoi bisogni e desideri, associato a un progressivo abbandono del controllo razionale sul cibo.
L'alimentazione intuitiva non ti dice cosa e quanto mangiare, ti invita piuttosto a ricontattare i tuoi bisogni corporei per riscoprire cosa ti fa stare bene a 360 gradi, quando davvero sei sazio/a e soddisfatto/a e così via, considerando tutto il cibo valido ed evitando qualsiasi tipo di tabù o restrizione alimentare.

Utilità dell'alimentazione intuitiva

Senza dubbio questo tipo di approccio al cibo è molto utile per chi ha trascorso una vita inseguendo diete di ogni tipo e che non ha mai sperimentato invece cosa significhi sentire e assecondare i bisogni corporei. Dunque certamente un valido metodo per uscire dal circolo vizioso del dieting.
Va tuttavia chiarito un aspetto molto importante: non è detto che diventando un "mangiatore intuitivo" il peso corporeo diminuisca.
Infatti, lo scopo di tale modalità alimentare è portare le persone a un armistizio col controllo razionale del cibo e alla scoperta del proprio peso naturale, non un innovativo metodo per dimagrire.
Anzi, in molti casi potrebbe portare a un aumento del peso corporeo.
Il dimagrimento avverrà solo se il peso naturale della persona, che cambia alimentazione verso quella intuitiva, è realmente inferiore al peso pre-alimentazione intuitiva (situazione possibile in quei casi di alimentazione oltre i reali fabbisogni).
Ma questo peso non è prevedibile, proprio perché l'alimentazione intuitiva non prestabilisce a priori tipologia e quantità del cibo, tantomeno un obiettivo di peso.
Inoltre, l'alimentazione intuitiva accoglie il mantenimento di ogni tipo di forma corporea e di peso, senza discriminazione o giudizio. Ogni corpo è valido e bisognoso di nutrimento secondo i personali bisogni, riscoperti dal singolo in modo intuitivo.

Alimentazione intuitiva: la panacea da ogni male?

Dopo tanti anni di esperienza, posso dire con tranquillità che nessun tipo di approccio alimentare sia adatto a tutti, nessuno.
E con estrema certezza consiglio, a quanti volessero avvicinarsi a questa metodica, di farsi seguire da psicologi o nutrizionisti/dietisti esperti nella materia (esistono corsi di specializzazione specifici per poter diventare trainer in intuitive eating, non ti fidare di chi magari simpatizza e s'improvvisa. Ah, se te lo stavi chiedendo: no, io non mi occupo e non sono formata come trainer di intuitive eating), proprio perché recuperare un sano ascolto del corpo è un lavoro difficile, approfondito e complesso, in certi casi richiede la rimozione di interi costrutti mentali fatti di anni di condizionamenti e assenza di contatto con la parte più istintiva/corporea della persona. Non improvvisarti! Potrebbe essere per te dannoso.
Oltre a questo, ritengo che non tutte le persone siano candidabili a tale tipo di approccio (e lo spiego meglio nel prossimo post).

Cosa possiamo imparare dall'alimentazione intuitiva

In un mare magnum di diete e soluzioni alimentari dal nozionismo facile, scoprire che nutrirsi sia qualcosa con una forte componente istintiva da recuperare è una bella sfida, per tutti.
Innanzitutto per noi del mestiere, che abbiamo trascorso anni a formarci per apprendere le varie combinazioni di alimenti/nutrienti da applicare alle diverse situazioni fisiologiche e non. Questo tipo di approccio al cibo ci ha fatti concentrare tantissimo sul cosa-e-quanto, non sul come le persone mangiano e sul cosa sentono mentre lo fanno. Aspetti invece da tenere in considerazione, insieme a tutto il resto.
E poi per tutte quelle persone che hanno passato una vita a cercare la dieta perfetta o il miglior guru della nutrizione, quando forse "sarebbe bastato solo" (mica semplice eh!) sapersi ascoltare un po' di più e tornare ad avere fiducia nella propria saggezza corporea.
Ma ripeto, sarà forse la mia età o la pregressa formazione, credo non esista una formula magica per tutto e tutti. Penso invece sia molto più utile tenere la mente ben aperta. E lasciarsi "contaminare", intengrando le varie parti della nostra conoscenza, mentre puntiamo alla cosa più importante: ciò che aiuti al meglio chi si affida alle nostre cure.

Nel prossimo post ti parlerò invece della Mindful Eating. A presto!